TUNGIASI

Dott. Luciano Schiazza
Specialista in Dermatologia e Venereologia
Specialista in Leprologia e Dermatologia Tropicale
Via Cesarea, 17/4
16121 Genova
cell 335.655.97.70 - studio 010.590270
www.lucianoschiazza.it

La tungiasi è una parassitosi cutanea causata da una pulce femmina, la “tunga penetrans”(famiglia Tungidae, ordine Siphonaptera), conosciuta come chigger flea, sand flea, jigger, nigua, pigue, bicho de pé, puce chique, kuti, sikka.

E’ comune nei Carabi, nell’America latina, nella costa occidentale dell’India, in Africa. In Italia nel 2000 è stato descritto un caso non di importazione ma acquisito sul territorio nazionale.

Si ritiene che furono i marinai di Cristoforo Colombo ad ammalarsi di tungiasi durante il loro soggiorno ad Haiti nel 1492 e successivamente ad introdurla in Europa. Anche i militari che soggiornarono in Etiopia durante la seconda guerra mondiale fecero la conoscenza con tale pulce.

La malattia si trasmette per contatto diretto della pelle col parassita (la pulce non vola). La pulce penetra solitamente nei piedi (regione plantare, spazi interdigitali e zona periungueale) come conseguenza del camminare a piedi scalzi o con i sandali sul terreno sabbioso infestato dal parassita. Tuttavia se ci si siede o ci si sdraia sulla medesima spiaggia, è possibile la comparsa di tungiasi in altre sedi (es. natiche, cosce, ecc.).

La penetrazione della pulce nella cute di solito non si percepisce. Ciò che si osserva è un’area bianca con un punto nero (corrisponde alla apertura ano-genitale della pulce);

col passare dei giorni si crea una risposta infiammatoria (alla presenza del parassita) e si forma una papula o un nodulo dapprima pruriginoso e poi doloroso con sensazione di corpo estraneo, talvolta accompagnato dalla formazione di pus. Nel frattempo la pulce si ingrossa (sino alle dimensioni di un pisello) e libera numerose uova (centinaia). Sebbene la tungiasi sia autolimitante (la pulce muore dopo 3-4 settimane) sono possibili infezioni batteriche secondarie con linfangiti e setticemia.

La terapia della lesione singola consiste nell’estrazione della pulce con un ago sterile. Per facilitare tale manovra può essere necessario allargare l’apertura con un bisturi. All’estrazione segue l’applicazione di un antibiotico topico.

Talvolta, specie in caso di lesioni multiple, si fanno precedere all’estrazione 2 applicazioni consecutive di vaselina salicilica al 20% con medicazione occlusa (ognuna di 12 ore). Lo scopo è di causare la morte del parassita e di facilitarne perciò la rimozione

In caso di infezione secondaria sarà necessario intraprendere antibioticoterapia orale.

Da non trascurare la protezione antitetanica.

Riguardo alle misure di prevenzione, l’unica possibilità per i viaggiatori che frequentano zone a rischio di tungiasi, è quella di indossare scarpe chiuse e non sandali quando si passeggia sulla spiaggia evitando altresì di sedersi o sdraiarsi sulla sabbia. A ciò occorre aggiungere una buona igiene delle mani e dei piedi.

Alcuni animali (cani, gatti, maiali, ratti) sono un ottimo reservoir della pulce contribuendo così a diffonderla nell’ambiente complice anche il fatto che le uova e le larve possono resistere all’esterno per settimane o anche mesi, soprattutto nel terreno sabbioso. Considerando che nell’arco della vita del parassita (tre settimane) la pulce espelle centinaia di uova, si comprende come non sia facile bonificare l’ambiente.