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SINDROME DEL BABBUINO

Dott. Luciano Schiazza
Specialista in Dermatologia e Venereologia
Specialista in Leprologia e Dermatologia Tropicale
Via Cesarea, 17/4
16121 Genova
cell 335.655.97.70 - studio 010.590270
www.lucianoschiazza.it

sindrome del babbuino

Chi non conosce tale sindrome, potrà pensare ad uno scherzo. Così non è. E’ la traduzione letterale dell’inglese “Baboon syndrome”, coniato nel 1984 da Andersen per descrivere una eruzione cutanea che, in tre pazienti,  si  localizzava alle natiche, facendo assumere al paziente un aspetto che imitava, nel colore e nella delimitazione, i glutei rossi dei babbuini.

Si manifestava dopo esposizione sistemica (per ingestione, per inalazione, per via iniettiva) ad una sostanza alla quale il paziente era già stato sensibilizzato per contatto cutaneo,  in particolare mercurio (inalato a seguito di rottura di termometro), nichel, ampicillina.

sindrome del babbuino

In seguito, l’osservazione di altri casi con le stesse caratteristiche cliniche ma senza una precedente sensibilizzazione, hanno portato a creare un acronimo SDRIFE, per definire quei casi in cui invece era nota l’assunzione di un farmaco per via sistemica e quindi equiparabili alla vera “sindrome del babbuino”, quella descritta da Andersen.

SDRIFE significa: Symmetrical Drug-Related Intertriginous (natiche e pieghe inguinali) and Flexural (altre pieghe) Erythema (rossore).

Il quadro clinico caratteristico è quello di un rossore intenso, ben  delimitato, simmetricamente distribuito alle natiche ed alla parte supero-mediale delle cosce. Oltre a queste aree,  simile reazione si può avere in altre pieghe cutanee (ascellari, genitali, perianale). Le manifestazioni non sono pruriginose e non sono presenti sintomi sistemici.

Il periodo di latenza tra l’assunzione del farmaco e la comparsa delle manifestazioni cutanee varia da alcune ore ad alcuni giorni, per raggiungere la massima intensità al secondo-quinto giorno dall’esposizione all’allergene.

Vari sono i farmaci imputati della SDRIFE, allo stato attuale:

  • antibiotici (soprattutto i beta-lattamici. Ecco comunque un elenco dei vari antibiotici coinvolti nella poatogenesi: Amoxicillina + acido clavulanico, Ampicillina Cefalexina, Ceftriaxone, Cefuroxime, Ciprofloxacina, Clindamicina, Eritromicina, Neomicina, Penicillina, Pivampicillina, Roxitromicina),

  • cortisonici (Betametasone, Deflazacort, desametasone, idrocortisone, metilprednisolone, prednisolone)

  • antimicotici (Nistatine, Terbinafina),

  • allopurinolo, aminofillina, bufexamac topico, cimetidina, eparina, naproxene, pseudoefedrina, solfato di bario, cetuximab, immunoglobuline endovenose, idrossiurea, risperidone.

L’interruzione dell’assunzione del farmaco sospettato di esserne la causa, determina la remissione dell’eruzione, senza che venga instaurata terapia topica o sistemica.

Le caratteristiche cliniche della sindrome tendono a confondersi con forme di intertrigine (infiammazione delle pieghe cutanee) di altra natura (es. da frizione, da macerazione, micotica). E’ importante quindi che venga sempre tenuta a mente la sindrome del babbuino, soprattutto nei casi intertrigine atipici o resistenti alle terapia.